Menestrelli di Palazzo

 

 

"Topino e Topina"

composta da Lord Lovefeeling

 

Nella locanda in costruzione,
proprio nel fondo laggiù in cantina
nella parete che dà a meridione
vivean felici Topino e Topina

Nessun sapeva della loro esistenza,
nemmeno l’oste e nemmen il cuoco
chè allorquando v’era occorrenza
lì s’attardavan soltanto un poco

Un giorno lontano che non v’era da bere
con nessun oste a disposizione
scesi le scale curioso a vedere
se potea prender di vin buono un gallone

Udito legger che fu il mio passo allora
senza mostrar né apparir con timore
vidi un musetto uscir da dimora
che s’affacciava sentendo il mio odore

Era Topina, che annusando in giro
sentì di umano il mio appropinquare
ne udii tal bene squittire e sospiro
che non osai il mio avvicinare

Lei mi guardò, occhietto vivace
si avvicinò e prese a girare
pensai che invero mi sembrasse audace
quando mi avvidi che volea parlare

Sembrava pesante, direi quasi ingrassata
e quasi che lei indovinasse il pensiero
“no cavaliere, io fui regalata
a dar nuova vita –disse svelando mistero

“Oh son felice, chissà com’è bello
e come contento sarà il Vostro Topino
di certo avrete un certo fardello
ma immagino dolce, perfino divino

Proprio in quel mentre, non so la ragione
uscì il suo compagno, messer Topino
che tutto orgoglioso aspettava vicino
di poter esser chiamato papà Topone

Vidi una luce improvvisa e lieve
mi domandai cosa mai avesse Topina
con lacrimuccia mi disse in breve
che c’era un problema per la casina

“Or che saremo una famiglia,
forse di tre se non di più ancora
questa casina per noi una conchiglia
non basterà a contenerci allora”

Certo, quello era un problema serio
così una sera trovando per scusa
di necessità mia trovar refrigerio
scesi in cantina a raggiunger cambusa

Di una chiave da usar pel mio liuto
feci che fosse piccino scalpello
e rigirandolo poi a mo’ di imbuto
lo utilizzavo tal qual un martello

Grattavo e spingevo tutto silente
vicino ai topini che guardavan curiosi
togliendo calce al muro radente
per lor che aspettavan sì speranzosi

Non passò molto, sol qualche ora
e della casina non v’era più traccia
spostando e allargando un poco ancora
riuscii ad infilar entrambe le braccia

“Ecco Signori –dissi- lor son serviti
che sia buona vita quel che Vi attende
auguro a Voi tante vicende
da vivere insieme per sempre uniti”

Quel che successe non lo so dire
e quale festa essi mi fecer
basti saper che quasi miraggio
offrir mi voller il loro formaggio!

Mi chiederete Dame e Messeri
come facessi a capir lo squittire
suvvia Signori, un po’ di coraggio
chiunque può intender del cuore il dire

basta soltanto seguir le parole
che dice sempre quel tal signore
come Voi dite? non sapete chi sia?
Ma è presto detto…: si chiama Amore.