Menestrelli di Palazzo

 

 

"A mio Padre"

composta da Lord Lovefeeling

 

Piccino piccino, davanti a me un gigante
ero ancora un bambino, e tu sembravi aitante 
Chiedevo e chiedevo, con fare petulante
papà perché le stelle son sempre così tante?
La bicicletta andava, io sul manubrio dritto
mamma sulla canna, non rispondevi zitto
poi improvvisamente, la speranza ormai persa 
sai come si chiama quella, guarda, la più tersa?

Ma dove papà dimmi, quella là vicino alla luna 
non so papà davvero, laggiù ce n’è più d’una!
Sorriso sulle labbra, perfino della mamma
può darsi che sia Antares, brilla come fiamma

Quelli eran tempi in cui l’immensa pianura
si estendeva ad est quasi a dismisura
non c’erano le macchine, o poche eran allora
la bicicletta invero era il mezzo di ogni ora

La nebbia era tanta, da tagliar con un coltello 
chi ti accoglieva a scuola era ancora il bidello 
quanti anni son passati, papà mio dolce bello 
quanti anni a pensare cosa metter sul fornello?

Cresciuto troppo in fretta, accanto camminavo
a un vecchio che parlava e pianissimo piangeva
in quel suo sguardo assente con gli occhi un po’ bagnati
seguiva il suo ricordo di miti ormai passati

Così dicea l’Autore, me lo ricordo bene
e descriveva un uomo sì simil al mio papà
Ora che puoi guardare dal cielo tutto stellato
ora che puoi vedere quanto tu sia stato amato
sorridi alla domanda che come cantilene
un bimbo chiederà con fare trasognato:

papà perché le stelle son sempre così tante?
Risposi guarda là, quella che brilla tanto
quella che se la fissi ti fa venire sonno
papà non lo so dire, mi dici come si chiama?
tesoro non ha un nome, quella...
si chiama nonno.